La pianta di vite
La pianta di vite che viene coltivata, e a cui fa capo la viticoltura italiana, prende il nome scientifico di Vitis vinifera sativa. Appartiene al genere Vitis, sottofamiglia delle Ampelidaeae o Vitoidae, famiglia delle Vitaceae, ordine delle Rhamnales.
Si tratta, com’è noto, della pianta che produce l’uva, ed è conosciuta e usata dall’uomo fin dalla più remota antichità. Nel bacino del Mediterraneo ha trovato il suo habitat ideale, in particolare in Italia e Francia. Questi due paesi, infatti, si contendono il primato mondiale dell’uva migliore.
Il nostro paese veniva chiamato un tempo Enotria tellus, ossia Terra del vino. E difatti, ancora oggi, la vite viene coltivata su tutta la penisola, mostrando una notevole adattabilità ambientale.
I diversi tipi di vite
Approfondendo la suddivisione botanica della pianta di vite, osserviamo che il genere Vitis è formato da due sottogeneri: Muscadinia ed Euvitis.
Il sottogenere Euvitis è quello di nostro interesse, in quanto comprende tre tipologie di vite:
- Europea, con le sottospecie Vitis vinifera sativa (vite coltivata) e Vitis vinifera sylvestris (vite selvatica);
- Americana, usata come portainnesti della vite Europea e molto resistente alle malattie;
- Asiatica, poco usata in quanto sensibile alle malattie e improduttiva.
Le radici della pianta di vite
Le radici della pianta di vite sono l’organo con le importanti funzioni di ancoraggio al suolo. Inoltre, provvedono all’assorbimento dell’acqua e delle sostanze nutritive presenti nel terreno.
Sono capaci di accumulare sostanze di riserva, che la pianta usa quando si sveglia dal riposo vegetativo.
La vite si riproduce per innesto (barbatella), da talea o da seme.
Nei primi due casi, la pianta sviluppa un apparato radicale fascicolato, che deriva dalla formazione di radici avventizie. Quando la vite nasce da seme, invece, la radice che si forma è fittonante.
L’estensione e la profondità dell’apparato radicale sono variabili in base al tipo terreno agrario, alla forma di allevamento scelta, al portainnesto ecc.
Mediamente, le radici della vite non scendono oltre il metro di profondità e si estendono per circa 4 o 5 metri dal piede.
La loro parte apicale è quella più interessata all’assorbimento di acqua e nutrimenti, ed è suddivisa in:
- apice vegetativo protetto dalla cuffia, ove si verifica un’intensa moltiplicazione cellulare;
- zona pilifera di distensione cellulare, dove si ha il maggior assorbimento;
- zona suberificata, che assume un colore dal bianco sporco fino al bruno delle radici adulte.
Fusto, tralci e germogli
Il fusto, detto anche tronco o ceppo, rappresenta la parte epigea della pianta di vite, che sostiene tutta la vegetazione.
Ha una consistenza legnosa, con la tipica corteccia (ritidoma) solcata da strisce longitudinali che si possono staccare.
La parte del tronco a diretto contatto con il suolo prende il nome di pedale.
A seconda della forma di allevamento prescelta, dal fusto dipartono due o più branche. Queste altro non sono che rami di 2 o più anni lignificati.
Le branche portano i tralci, ossia i rami di 1 anno lignificati (processo di agostamento). Questi sono costituiti da nodi, che separano internodi (o meritalli) di diversa lunghezza.
Operando una sezione longitudinale del tralcio, notiamo all’esterno la corteccia, poi uno strato di legno e nella parte centrale il midollo, che s’interrompe in corrispondenza dei nodi a favore del diaframma, tessuto pieno di sostanze di riserva.
Le ramificazioni dell’anno fruttifere prendono vita dai nodi sui tralci e si chiamano germogli (anche loro con nodi e internodi).
Il germoglio ha consistenza erbacea e quando si forma dal pedale della pianta prende il nome di pollone.
Foglie di vite
Sui nodi del tralcio sono inserite le foglie della pianta di vite.
Sono distiche e alterne, all’ascella portano le gemme e i rametti detti femminelle, che si sviluppano da gemme pronte. Opposti alle foglie si formano i grappoli e i cirri. All’inserimento del picciolo con la foglia si ha il seno peziolare, di forma caratteristica a seconda della varietà del vitigno.
La foglia è dotata di picciolo, ha lamina palmato-lobata, con lobi più o meno accentuati divisi da seni. Sono molto importanti per la fisiologia della vite, in quanto sede della fotosintesi clorofilliana, della respirazione e della traspirazione.
Nella vite si riscontra un’accentuata eterofillia, ossia la presenza su uno stesso esemplare di foglie con forma e grandezze differenti.
Gemme
La pianta di vite porta gemme miste. Per questo motivo non esiste la distinzione fra gemme a legno e gemme a frutto, che solitamente si fa con gli alberi da frutto.
Le gemme della vite si distinguono in:
- ibernanti
- pronte
- latenti
Sul nodo del tralcio all’ascella della foglia le gemme ibernanti sono in genere raggruppate con la gemma principale al centro e quelle secondarie ai lati (sottogemme).
Le gemme secondarie normalmente si sviluppano solo in caso di mancato accrescimento della principale, ad esempio quando una gelata tardiva primaverile danneggia la gemma centrale già germogliata. Le gemme secondarie danno luogo a germogli sterili o comunque meno produttivi di quelli ottenuti dalla principale.
Sempre sul nodo ci sono le gemme pronte, che possono dar luogo a rami anticipati chiamati femminelle, di norma improduttivi.
Vi sono infine le gemme latenti (dette anche gemme di corona). Queste originano germogli poco produttivi sul fusto o alla base dei tralci.
Infiorescenza a grappolo
I fiori della pianta di vite sono riuniti in un’infiorescenza a grappolo composto, inserita sul nodo dalla parte opposta della foglia.
Il fiore è:
- ermafrodita;
- portato da un pedicello;
- con calice formato da 5 sepali appena accennati;
- con corolla composta da petali riuniti in cima a formare la caliptra, che cade in piena fioritura;
- androceo con 5 stami;
- gineceo composto dall’ovario con 4 ovuli, stilo corto e stimma slargato.
Sul germoglio si trovano 1, 2, 3 e raramente più infiorescenze a grappolo, a partire dal secondo/terzo nodo. Nel caso siano presenti sul germoglio tre grappoli a partire dal terzo nodo, si osserva questa disposizione:
- primo grappolo: si dispone sul terzo nodo opposto alla foglia;
- secondo grappolo: si dispone sul quarto nodo;
- sul quinto nodo non c’è grappolo;
- grappolo sul sesto nodo;
- dal settimo nodo in poi compaiono i cirri, opposti alle foglie.
Il grappolo è composto da un asse centrale detto rachide, su cui s’inseriscono ramificazioni laterali, i racimoli, che portano i fiori.
Il grappolo può essere di varia forma: rotondo, cilindrico, piramidale, alato. Può anche avere differente compattezza: serrato o spargolo.
Quando presenta la prima ramificazione molto sviluppata, è alato.
L’impollinazione è prevalentemente incrociata, operata dal vento (anemofilia) e dagli insetti pronubi (entomofilia).
Acino dell’uva
Dopo la fecondazione dei fiori si origina il frutto della pianta di vite, ossia l’uva.
Nello specifico, il frutto è una bacca, chiamata acino, portata da un pedicello che la collega ai racimoli (raspi). Dal pedicello passano le sostanze nutritive utili all’accrescimento del frutto.
Gli acini sono riuniti in un’infruttescenza a grappolo.
Il singolo acino è composto dalle seguenti parti:
- epicarpo o buccia. È ricco di sostanze coloranti, tanniche e aromatiche. Sotto un leggero strato biancastro e pruinoso, si trovano prima la cuticola, poi l’epidermide e infine uno strato di piccole cellule a parete grossa, che vi aderiscono fortemente;
- mesocarpo o polpa. È formata da cellule grosse a parete sottile, da cui nella vinificazione si estrae il mosto, ricco di zuccheri e acidi organici;
- endocarpo, con le logge che contengono i semi (o vinaccioli) ricchi di oli. Quest’ultimi sono fondamentali in enologia, poiché rilasciano sostanze come tannini e polifenoli, dunque influiscono parecchio sulle caratteristiche organolettiche del vino.
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