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Caratteristiche generali
Arbusto o piccolo albero sempreverde, originario dell’Europa, del Giappone e dell’altopiano himalayano a crescita lenta, molto longevo; è molto utilizzato come pianta singola o come pianta da siepe, molto apprezzate le varietà nane, che costituiscono cuscini tondeggianti molto decorativi. Presenta corteccia scura e rugosa, tendente al bruno-grigiastro sul legno maturo, più chiara sul legno giovane; la chioma è solitamente molto frondosa e compatta con foglie piccole, ovate, coriacee, che emanano un forte aroma se strofinate; sopporta senza problemi potature anche drastiche, è infatti molto usato anche nell’arte topiaria. In primavera produce grappoli di fiorellini giallastri, insignificanti ma molto profumati; in estate frutti tondeggianti, costituiti da capsule legnose contenenti piccoli semi. Le foglie di alcune varietà cambiano colore in inverno, tendendo a diventare giallo-verdastre.
Origine:
è una pianta originaria dell’Europa, dell’Africa del Nord e dell’Asia occidentale.
Ambiente: si adatta alle zone aride e rocciose. Cresce spontaneamente sulle Alpi e sugli Appennini. Predilige i suoli alcalini.
Rusticità:
È rustico e vive bene in quasi tutto il nostro paese. Può avere qualche problema solo in alta montagna visto che sopporta bene il freddo fino a -17°C (zona 7).
Descrizione:
ha foglie persistenti, opposite, da ovate a oblunghe, lunghe fino a 2,5 cm e larghe 1 cm, incise sull’apice. Il colore è verde scuro e lucido nella parte superiore, più pallido in quella inferiore. I rami sono quadrangolari. La corteccia è grigia e liscia e si spacca in piccoli quadrati con l’età. Ha fiori piccoli e verdi: i maschili hanno molte antene gialle, quelli femminili, invece, hanno tre stigmi. Fiorisce nell’ascella delle foglie, all’inizio della primavera (marzo-aprile). Produce frutti a capsula, legnosi e verdi, lunghi fino a quasi un centimetro. Si aprono in autunno per liberare i semi. Viene considerato da alcuni un grande arbusto, da altri un piccolo albero. Ha un legno molto resistente.
Durata in vita:
è una pianta molto longeva. Può vivere fino a 600 anni.
Dimensioni:
può raggiungere i 6 metri di altezza e, se lasciato crescere liberamente, assume una forma a cono largo. Ha una crescita molto lenta il che lo rende ideale come pianta da siepe o per l’arte topiaria.
Coltivazione
L’esposizione ideale per il bosso è sole-mezz’ombra. Se viviamo in una zona particolarmente calda è meglio optare per la mezz’ombra. Il buxus sempervirens cresce bene in qualsiasi luogo, preferendo in particolar modo le posizioni soleggiate o semi ombreggiate, anche se non presenta particolari problemi di sviluppo neanche quando viene coltivato completamente all’ombra. Non teme il freddo e sopporta anche temperature molto inferiori allo 0°. Non ha particolari esigenze neanche per quanto riguarda il terreno, preferendo comunque i suoli gessosi, ben drenati. Il bosso non necessita di annaffiature particolarmente abbondanti, anche se in periodi dell’anno particolarmente siccitosi può occasionalmente aver bisogno di acqua; solitamente è sufficiente anche l’acqua fornita dalle piogge. E’ consigliabile interrare ai piedi della pianta una piccola quantità di concime organico, in autunno e a fine inverno, per garantire un buono sviluppo della pianta.
Messa a dimora e cure
Il bosso è un arbusto che richiede davvero poche cure. Non necessita assolutamente interventi assidui ed è in linea generale una pianta molto resistente.
La messa a dimora raramente crea dei problemi, anche quando si tratta di grandi piante. Questo perché il bosso tende a creare una rete molto fitta di radici e quindi aumentare molto la superficie di assorbimento riducendo i tempi di ripresa.
Di solito i soggetti di notevoli dimensioni vengono messi a dimora con il pane di terra. Quelli piccoli, invece, vengono abitualmente venduti a radice nuda.
Si consiglia di procedere in autunno in maniera che la pianta abbia tutto l’inverno per creare nuove radici.
È sufficiente scavare una buca grande il doppio del pane di terra. Se il terreno è particolarmente argilloso e pesante può essere una buona idea creare uno strato drenante con della ghiaia. Dopo questo si interverrà creando uno strato con la concimazione di fondo (a base di stallatico o cornunghia) e poi, dopo averlo coperto con un po’ di terra, possiamo mettere a dimora la pianta. Infine copriamo con il terriccio rimasto e pressiamo bene.
Se vogliamo ottenere delle bordure in breve tempo (magari tenendo molto basse le piante) è bene impiantarle a 20 cm una dall’altra.
Se vogliamo invece creare una siepe alta la distanza ideale tra i soggetti è 60 cm.
Moltiplicazione
Può avvenire per seme, da utilizzare appena i frutti seccano, all’inizio dell’autunno, da seminare in un miscuglio di sabbia e torba in parti uguali; essendo il bosso una pianta a crescita molto lenta difficilmente si semina, più spesso per propagarla si prelevano talee o margotte in primavera, che vanno tenute in vaso anche per 2-3 anni prima di essere poste a dimora.
Con questa pianta bisogna prestare la massima attenzione in presenza di bambini e animali. Infatti è velenosa in tutte le sue parti. Può provocare vomito, problemi all’apparato digestivo e dermatiti.
Parassiti e malattie
Occasionalmente il buxus sempervirens viene colpito dagli afidi e dalla cocciniglia; più spesso le foglie vengono rovinate dal un insetto chiamato cecidomia, che deposita le uova sulle foglie giovani, una volata nata la larva si ciberà delle foglie, spesso causando ampi danni alle piante del bosso. Il bosso è di solito molto resistente, ma può essere attaccato da alcuni insetti. Purtroppo negli ultimi anni si è molto diffuso un parassita praticamente sconosciuto fino a poco tempo fa. Si tratta della piralide del bosso (Cydalima perspectalis). È stata introdotta accidentalmente nel 2006 dalla Cina e si sta diffondendo in tutta l’Italia a partire dalle regioni Nord-Occidentali. Le larve di questo insetto si nutrono delle foglie, della corteccia e dei rametti della pianta. In brevissimo tempo possono essere causa di un vasto disseccamento: le foglie e i rami, prima verdi, virano al giallo grigiastro. Questo è di notevole danno all’estetica generale delle siepi. Essendo inoltre piante dalla crescita lenta diventa difficile in breve tempo recuperare il danno. Bisogna quindi monitorare molto attentamente le piante e intervenire ai primi accenni di affezione con insetticidi da contatto adatti ai lepidotteri (piretroidi). Se si nota la presenza dell’insetto al solo stadio larvale è possibile intervenire anche con prodotti a minor impatto ambientale come quelli a base di bacillus thuringiensis. Se è in una zona troppo ombrosa (o è troppo compatto) può essere vittima della cocciniglia. In quel caso è bene intervenire con un insetticida sistemico e poi utilizzare un olio minerale per completare l’intervento.
Irrigazione e concimazione
I bossi sono piante che amano un suolo piuttosto secco e pietroso. A parte il periodo della messa a dimora (specie se le piogge fossero carenti), non è necessario intervenire (se proprio si vuole, in mancanza di precipitazioni possiamo irrigare una volta al mese). Questa pianta non sopporta di avere le radici troppo umide e potremmo andare incontro a marciumi radicali.
Se viviamo in una regione particolarmente arida e calda (come il Sud Italia), possiamo attivarci pacciamando bene il suolo con della paglia, delle foglie, della corteccia e degli aghi di pino. Questo proteggerà le molte radici superficiali dall’eccessiva arsura.
Per la concimazione di supporto è bene intervenire in autunno spargendo al piede dello stallatico ben maturo. In primavera si può aggiungere del concime granulare a lenta cessione ad alto tenore di azoto, per stimolarne la crescita vegetativa.
Freddo
Come abbiamo già accennato il bosso è pianta resistentissima (almeno in tutta l’Europa Continentale). Se l’inverno però è stato particolarmente rigido (al di sotto dei -20°C), può capitare che alcune foglie risultino “bruciate”: non preoccupiamoci perché con l’arrivo della primavera verranno prontamente sostituite (specie se aiutiamo con una leggera potatura) e non vi sarà alcun danno né estetico né funzionale. A tal proposito bisogna stare piuttosto attenti perché un danno simile può essere causato dall’uso di diserbanti. In quel caso, però, la pianta fatica maggiormente a riprendersi. Prestiamo quindi la massima attenzione durante il loro utilizzo.
Potatura del bosso
Il bosso sopporta molto bene le potature e per questo è una delle piante più usate per la creazione di siepi, barriere o per l’arte topiaria. La potatura è uno dei pochi interventi che richiede, anche se non è assidua come su altre piante proprio perché ha una crescita molto lenta. Di solito si interviene due volte all’anno cioè in primavera e ad inizio autunno (ma non sempre è necessario). Se i cespugli sono particolarmente vecchi e sono state trascurati è possibile intervenire durante il mese di maggio con una potatura severa che abbia lo scopo di ringiovanire l’insieme. Nei primi anni può rendersi necessario qualche intervento più assiduo per favorire una buona ramificazione e riempimento degli spazi. Teniamo presente che la cultivar classica in media cresce dai 5 ai 7 cm all’anno quando è giovane e in seguito circa 10 cm. Se abbiamo pochi esemplari possiamo tranquillamente intervenire con delle forbici da siepe (per rifinire con delle cesoie). Se abbiamo lunghe siepi è meglio munirsi di tagliasiepi elettrico. Questo consente un lavoro più veloce e preciso.
Il bosso in vaso
Il bosso è anche un’ottima e molto decorativa pianta da vaso, molto resistente. Ciò che proprio non sopporta è l’umidità alle radici. È quindi bene scegliere un vaso con ampi fori di scolo, magari in terracotta (visto che permette la traspirazione). Bisogna creare sul fondo uno strato drenante spesso fatto di argilla, ghiaia o cocci. Al di sopra mettiamo del concime organico. Nel frattempo poniamo per due ore le radici della pianta in un composto di acqua e terriccio (specie se l’abbiamo acquistata a radice nuda). È un ottimo metodo per reidratarla e prepararla alla messa a dimora. Infine inseriamola nel contenitore e copriamo con del terriccio leggero e drenante. Per la coltura in vaso l’ideale è scegliere una varietà nana che mantenga maggiormente la forma e non costringa a ricorrere spessissimo alle forbici. L’esposizione ideale è sole-mezz’ombra (meglio quest’ultima se viviamo al Sud). Nei primi tempi necessiterà di irrigazioni abbastanza frequenti. Una volta assestato però interveniamo solo quando il terreno sarà asciutto anche in profondità. Il rinvaso va effettuato in media ogni 5 anni.
Riproduzione
Il bosso può essere riprodotto in molti modi. Essendo una pianta a crescita lenta dovremo comunque attendere molto prima di poter vantare una siepe totalmente autoprodotta. Il metodo più utilizzato è la talea. Si prelevano rami semilegnosi in primavera. Si mettono a radicare in un composto di sabbia grossolana eventualmente addizionata con perlite e mantenuto sempre umido. L’ideale è porre i rametti in una cassetta forata e distanziarli circa 3 cm l’uno dall’atro tenendola all’ombra. Prima dell’inverno potremo scartare i rametti che non hanno attecchito e trasferire in vasetti gli altri.
Per la semina si può procedere in autunno prelevando i semi da una capsula. Possono essere messi sia in vaso sia direttamente a dimora e lasciati all’esterno in maniera da subire la vernalizzazione. In primavera vedremo spuntare le piantine.
Informazioni aggiuntive
Taglia | Mini, Piccola, Media, Grande, Grande extra |
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Forma | Tonda, Piramidale |
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